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di Giancarlo Fornasier

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Edizione Nr. 33 18 agosto 2017

Molti figli, tante braccia, un futuro migliore. È stata questa, in sintesi, l’equazione che ha permesso al mondo di progredire. Per secoli ragazzi e ragazze sono stati un aiuto fondamentale: iniziavano a lavorare giovanissimi e rappresentavano le poche speranze di sopravvivenza per aziende agricole, artigiani e piccole industrie a conduzione familiare. Un figlio era insomma un investimento, magari a scapito dell’educazione scolastica, della sua autonomia e non di rado anche di quelli che oggi riconosciamo come i diritti dei minori. Se fare il genitore non è mai stato semplice, il ruolo dei figli (e delle figlie) in passato si è spesso scontrato contro padri-padroni, madri tuttofare e una visione dell’infanzia oggi improponibile. Non è un caso che gli stessi concetti di adolescenza e pubertà siano invenzioni dell’ultimo secolo. Con i profondi mutamenti sociali che hanno trasformato le società occidentali, oggi la figura dei figli e la loro stessa presenza hanno assunto sfumature a volte indecifrabili e controverse. Che cosa sono, dimostrazioni di stabilità emotiva e maturità relazionale? Oppure costosi «accessori» di una vita di coppia? O ancora, una carta da giocare sul palcoscenico della visibilità mediatica? A quest’ultima (triste) ipotesi è dedicato il contributo di Stefania Briccola a pagina 14.

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