Il Nuovo Ticino7. Settimanale della Svizzera italiana.

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di Giancarlo Fornasier

Andare a scuola senza «violenze»

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Edizione Nr. 22 02 giugno 2017

L’istruzione e i modelli educativi proposti nella scuola sono fra i temi più dibattuti, non solo all’interno delle istituzioni, tanto che oggi la presenza dei genitori nel percorso scolastico dei figli è decisamente maggiore rispetto al passato. Sin dalla scuola dell’infanzia mamme e papà si preoccupano dello «stile» e dei metodi applicati da questa o quel docente, ma c’è anche chi al pubblico preferisce il privato e proposte «alternative», un tema affrontato nella nostra storia di copertina. È notizia recente dell’aumento repentino in alcuni cantoni svizzeri – dove la legge lo permette senza troppe restrizioni, come Berna e Losanna; non è il caso del Ticino – di genitori che alla classica «scuola» preferiscono un’educazione tra le quattro mura domestiche: i ragazzi che apprendono a casa oggi in tutta la Svizzera sono tra i 700 e i 1000 (circa lo 0,1% degli allievi). Un recente servizio della SRF evidenziava come per alcuni «è una violenza insegnare a un bambino ciò che non gli interessa». Verissimo: conoscete ragazzi a cui non piacerebbe trascorrere le giornate ad accendere fuochi, scavare canali, andare in bici o giocare ai videogiochi? «Tutto il resto è noia», cantava Il Califfo. Ma anche la noia è importante, sostengono gli psicologi.

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